giovedì 17 dicembre 2009

mercoledì 16 dicembre 2009

ASSOCIAZIONE ITALIANA MAESTRI CATTOLICI

Via del Pellegrino,7 – 59100 Prato
Cell. 3342450015


A tutti i soci di Prato
Carissimi,


nel mese di ottobre si è svolta l’Assemblea Sezionale per il rinnovo degli organi statutari dell’Associazione. I nuovi consigli eletti hanno riconfermato nell’incarico di presidenza il sottoscritto per la Sezione e Mariagrazia Ciambellotti per la Provincia.


A novembre si è svolto il Congresso Regionale della Toscana con l’elezione del nuovo presidente Cristina Giuntini dell’aimc di Arezzo, dato che il presidente uscente Giovanni Bensi aveva deciso di non ricandidarsi.


Giovanni Bensi è stato designato a presiedere il XIX Congresso Nazionale che si terrà a Roma dal 2 al 5 gennaio 2010.


In questi giorni si sono riuniti i consigli sezionale e provinciale di Prato per programmare le attività da svolgere nei prossimi mesi. Fra le iniziative decise ci sono alcuni incontri su argomenti di storia locale che si svolgeranno indicativamente nel mese di marzo. Di questa e delle altre iniziative sarete informati per tempo, e fin da ora mi auguro di avere una buona presenza di soci e colleghi.


Vi porto a conoscenza inoltre che abbiamo creato su internet una pagina di informazione dell’Associazione, curata dal nostro vicepresidente Lorenzo Sciacca, che si trova all’indirizzo “ www.aimcprato.blogspot.com “.


Vi invito a visitarla e a farla conoscere ai colleghi di scuola.


A nome mio, del presidente provinciale e di tutti i consiglieri vi invio i migliori

AUGURI di BUON NATALE e di FELICE ANNO NUOVO !!!
 Prato lì 16 Dicembre 2009


Il Presidente di Sezione


Franco Castellani



A. I. M. C.



CONSIGLIO REGIONALE DELLA TOSCANA

CONGRESSO REGIONALE






Prato, 14/12/2009






L’AIMC A CONGRESSO






L’AIMC, associazione italiana maestri cattolici, celebra il suo XIX congresso da quando fu istituita, presidente Carlo Carretto, nel 1945. Si procede anche all’elezione dei dirigenti sia a livello locale che a livello nazionale.


Il congresso regionale dell’aimc di Toscana si è tenuto a Pisa l’8 novembre, al quale ha portato la sua parola l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto. La relazione congressuale sul tema del congresso è stato svolta dalla presidente nazionale Mariangela Prioreschi.


Giovanni Bensi dell’aimc di Prato, presidente regionale uscente, ha deciso di non ricandidarsi, nonostante le pressioni che lo volevano ancora alla guida dell’associazione. Bensi ha tenuto una lunga presidenza regionale, durante la quale ha svolto un apprezzato lavoro anche negli organismi centrali. Il Consiglio Nazionale lo ha designato a presiedere il congresso nazionale che si terrà a Roma dal 2 al 5 gennaio 2010. Presidente regionale della Toscana è stata eletta Cristina Giuntini di Arezzo.


L’aimc di Prato ha riconfermato presidente provinciale Maria Grazia Ciambellotti e presidente sezionale Franco Castellani.


Ampio è stato il dibattito nelle assemblee precongressuali sui temi educativi del momento. L’Associazione intende dare un proprio significativo contributo alla “sfida educativa”. Già il tema del XIX Congresso nazionale ne indica la volontà: “Per educare a vivere. L’AIMC scommette sul professionista di scuola”.


Quindi l’attenzione alla persona bambino e alle sue connotazioni più profonde, superando con l’azione competente, colta, speciale, responsabile del docente, le varie turbolenze che avvolgono la scuola.


L’AIMC, al di là del potere politico e amministrativo che agisce nel governo della scuola, valuta attentamente in maniera critica le varie indicazioni ministeriali, giudicandone i riflessi sull’azione educativa, la congruità con la valorizzazione della persona e la fattibilità concreta con i mezzi disponibili. L’aimc, con le sue iniziative, vuole aiutare il docente a svolgere la sua delicata professione nell’aula, avendo sempre di mira insieme all’istruzione la formazione della personalità di ogni bambino, per la quale è fondamentale il ruolo della famiglia.


Tra i problemi da affrontare, riguardanti i docenti, è impellente quello della loro formazione, sia quella iniziale, preparatoria all’insegnamento da rendere più consona ai tempi e alle situazioni, sia quella in servizio in una società in continuo cambiamento. L’AIMC offre il suo contributo e la sua esperienza per l’aggiornamento dei docenti e chiede la facilitazione da parte degli enti istituzionali a svolgere le attività formative e promozionali proprie secondo il principio della sussidiarietà.







martedì 8 dicembre 2009

PAROLE CHE EDUCANO




Quelle parole che sono vita e

che spingono subito a vivere



Tra parola e educazione vi sono molteplici relazioni, basti pensare alla definizione di essere umano come parola - ad esempio in Freire, Don Milani, Buber, Ricoeur -una caratteristica umana che connota e dà dignità all’essere vivente in quanto tale , ma che ne rivela altresì la barbarie quando il suo uso viene piegato alla violenza, alla falsità o alla superficialità del discorso. Una parola, quindi, come atto consostanziale, voce, espressione della persona. Una parola, oggi, spesso sovrabbondante e rumorosa, che non riesce a scavare in profondità e creare l’inter-spazio necessario all’ascolto al dialogo, al pensiero riflessivo e alla ricerca della verità.

Come riscoprire il valore della parola in un tempo stanco di parole? Come restituire ad essa il suo valore e trasparenza, il proprio vero “dire”, il senso? Forse in questa domanda sta una delle più grandi sfide dell’educazione di ogni tempo.

Anche la scienza pedagogica si snoda per mezzo di un suo tipico linguaggio, con le sue teorie di riferimento, che gli educatori dovrebbero conoscere di più, soprattutto per le implicazioni che esse hanno nella prassi educativa e, viceversa, per gli influssi che a sua volta la pratica esercita sulla costruzione di una teoria.

In questa sede, però, vorremmo concentrare la nostra attenzione sulla tipica natura relazionale dell’azione educativa. In pratica, parola ed educazione rappresentano poli inscindibili dell’educazione, che è costitutivamente fondata sulla relazione educatore-educando . Da una parte la parola è strumento dell’azione dell’educatore, dall'altra però è mezzo attraverso cui l’educando si esprime, costruisce la propria identità, partecipa, progetta, crea. E quando la comunicazione si corrompe o si interrompe, non solo “io perdo profondamente me stesso…, ma l’alter diventa alienus, ed io a mia volta divento estraneo a me stesso, alienato” .



PAROLE DI SENSO PER UNA SOCIETÀ COMPLESSA



Sviluppare un autentico dialogo educativo oggi è impresa ardua in un mondo-villaggio divenuto globale , bombardato da un’infinità di parole, ma sempre meno capace di comprendere e di comunicare. Appare, quindi, quanto mai urgente una seria e condivisa riflessione che rimetta al suo giusto posto il valore delle parole e dei significati da esse veicolati, che sappia riscoprire la parola come strumento per riportare all’unità una realtà spesso frammentata.

Oggi più che mai l’uomo ha bisogno di una parola che “non impacci”, ma che liberi; di uno spazio, fisico e mentale nel quale la conoscenza e la capacità di mettere in relazione,e di mettersi in relazione,possano aprirsi alla “vera comprensione” di altri orizzonti e significati, ad una “luce” nuova7 che illumini e faccia capire il senso.

E’ soprattutto attraverso la parola e la testimonianza che la persona può trovare se stessa, la propria identità e il coraggio di aprirsi al senso della vita. Come sottolinea Platone, “soltanto nella parola dell’educatore, in ciò che si scrive veramente nell’anima, intorno al giusto, al bello e al bene, c’è chiarezza, pienezza e serietà…”8. Parola che sa tracciare segni fecondi perché veramente “in-segna” una conoscenza “non affatto comunicabile come le altre conoscenze, ma …luce che si accende da una scintilla che si sprigiona... Essa nasce nell’anima e da essa si alimenta”9. E’ la stessa verità che si fa presente nel processo comunicativo come predisposizione dell’animo che coinvolge tutta l’esistenza dei dialoganti.

La parola, quindi, è educativa non solo nella misura in cui è “costruzione comune tra maestro e allievo”, ma orientamento alla vita come amore e al sapere come amore per la verità10.



PAROLE CHE DICONO COMUNITÁ



Parlare, in questa prospettiva, richiede una stretta relazione tra teoria e pratica di vita, e riguarda tutti i soggetti coinvolti, prima di tutto l’educatore. Come sottolinea Paulo Freire, “il maestro che insegna davvero” è convinto che “pensare in modo corretto è agire in modo corretto”11. Il suo vissuto, visibile nei suoi gesti e nel suo dire, il mettersi in gioco – dai comportamenti quotidiani alla didattica delle discipline – come “vivente garanzia” di ciò che trasmette, è il segreto di un insegnante efficace perché autorevole. L’educando, da parte sua, impara proprio a connettere il dire e il fare, il nesso imprescindibile parola-vita, a sentirsi egli stesso attore responsabile di un agire coerente.

La relazione, dunque - tra parola e vita, tra educatore ed educando, tra educatori - costituisce l’orizzonte della vita stessa e rinsalda ulteriormente i legami tra le persone. Da qui il concetto di “parola” come incontro, attraverso cui l’uomo è invitato ad uscire dal mutismo e dalla chiusura in se stesso12. Se da una parte con la parola l’uomo riceve originariamente il dono della propria umanità, dall’altra è tramite la parola che egli coltiva, ritrova e amplia la propria socialità e cultura, e costruisce una comunità. Una comunità, cioè, si sviluppa nella misura in cui le dinamiche di compartecipazione che costituiscono la vita sociale sanno creare e ricreare un popolo e una cultura aperti al dialogo13.





PAROLE CHE GENERANO RELAZIONI



Ascoltare



La comunicazione della parola rimanda al tema dell’ascolto14.

Dice Carl Rogers: “Il primo semplice sentimento che vorrei parteciparvi è la gioia che provo quando posso realmente ascoltare qualcuno; (…) e quando dico che gioisco nell’ascoltare qualcuno, intendo naturalmente un ascolto profondo. Voglio dire che presto attenzione alle parole, ai pensieri, ai toni sentimentali, al significato personale e anche al significato che è sotteso all’intenzione cosciente di colui che parla. Inoltre qualche volta sento, in un messaggio che superficialmente non è molto importante, un profondo lamento umano che giace sconosciuto e sepolto molto al di sotto della superficie della persona.”15. Qui sta tutta la preziosità del “silenzio”, di un sapere che sgorga da un incontro.

Potremmo chiederci, allora, qual è l’ atteggiamento autentico dell’educatore?

Innanzitutto una parola accogliente, pronta a “farsi uno” con l’altro da sé; umile, in quanto capace di svincolarsi dai propri pre-giudizi e pre-cognizioni. Non una semplice comunicazione, ma sguardo attento, come afferma Simone Weil, “in cui l’anima si svuota di ogni contenuto proprio per accogliere in sé l’essere che essa vede, così com’è, nel suo aspetto vero”16.

Questa pedagogia dell’ascolto richiede pertanto di saper anche tollerare il vuoto, la non-risposta immediata, la non-perfetta adesione dell’allievo, del figlio alle nostre grammatiche e procedure17. Non si tratta tanto di optare per una comoda pedagogia sfuggente alle proposte di valore, ma di un accostarsi rispettoso e sapienziale, di un ascolto attivo.



Narrare



Questo sul piano pedagogico ha riflessi importanti sul processo formativo, soprattutto perché la possibilità di narrare e di essere ascoltati costituisce una dinamica di rispecchiamento fondamentale per lo sviluppo della consapevolezza e della coscienza. “Provo un senso di soddisfazione – racconta ancora Rogers - quando posso arrischiarmi a comunicare la mia reale essenza ad un altro. La cosa è tutt’altro che facile, anche perché ciò che sto sperimentando è una costante fase di trasformazione, (…) ma quando posso comunicare ciò che in me è autentico nel momento in cui accade, allora mi sento genuino, spontaneo vivo” 18.

Dobbiamo ammetter che ci sono tanti narratori di sé, ma quando la narrazione viene sperimentata nella dinamica di dono vi è un effetto che va oltre il solo arricchimento personale perché, come sottolinea Chiara Lubich, se è vero che chi parla ne risulta arricchito, anche chi ascolta ne trae beneficio19, dando vita così a una certa reciprocità: “in tal modo il messaggio non viene solo intellettualmente percepito, ma anche partecipato e condiviso”20.

In questo modo, il racconto delle esperienze permette una continua trasmissione di schemi e di valori dall’uno all’altro, in un coinvolgente processo di apprendimento reciproco. Una narrazione di natura tipicamente relazionale che tuttavia non esclude, anzi richiede il dialogo intrapersonale, che ciascuno dovrebbe imparare ad instaurare con se stesso, tra sé e sé, come irrinunciabile esercizio della capacità autoriflessiva.



Pensare



Una parola, quindi, che sappia anche educare il pensiero, una parola-mediazione, che faccia spazio in mezzo ai tanti dati, alla complessità dei rapporti umani. Servono degli inter-spazi in cui sia ancora possibile pensare, parlare, avere una voce. Oggi noi spesso siamo oppressi e imprigionati da un pensiero che tende a mettere insieme tante immagini e tante idee giuste, ma ci manca una mente unificante, che evolva non solo come pensiero critico ma anche costruttivo.

Ė soprattutto attraverso la parola-reciproca che avviene quell’”insight”, che si accende quella luce nuova attraverso cui insegnante e studenti scoprono connessioni, possibilità, intuizioni e orizzonti prima non percepiti: un processo di ristrutturazione continuo, non solo a livello cognitivo e affettivo, ma anche spirituale21, come confermano le più recenti indagini di neurologia dell’apprendimento, che utilizzano la metafora della luce per descrivere la fase di scoperta e la motivazione ad essa connessa22.

Già S. Tommaso D’Aquino affermava che il vero maestro non è colui che cerca di rassicurarti con argomenti dimostrativi, ma è quello che ti accende il desiderio della ricerca e poi ti lascia esplorare la risposta. Per Freire, inoltre, è decisivo che tutti possano partecipare, attraverso l’esercizio collettivo della parola, all’elaborazione della cultura. In questo senso, occorre educar a prendere la parola, consapevoli del rischio che essa comporta, ma attenti anche “a non confondere la vera con la falsa prudenza, sì da arenarsi in un deprecabile silenzio”23.



ALCUNI PUNTI DI ORIENTAMENTO



Senza alcuna pretesa di esaustività, si vorrebbe sinteticamente richiamare l’attenzione su alcuni aspetti di un possibile itinerario educativo, in particolare:



- esser consapevoli che la testimonianza umana e professionale è la prima “parola”, spesse volte non scritta e nemmeno detta, attraverso cui l’educatore trasmette conoscenze e valori24;

- esser competenti nell’uso di un autentico linguaggio educativo, che non può prescindere da una dimensione relazionale qualificata, cioè ad un certo modo di rivolgersi all’educando; ciò richiede una costante attenzione alla qualità dell’insegnamento, alla gradualità didattica, ma soprattutto una costante attenzione ai diversi segnali che l’educando anche tacitamente ci comunica;

-porre una particolare cura alla comunicazione positiva25 attraverso parole appropriate per motivare, incoraggiare e sostenere l’apprendimento;

- far crescere l’organizzazione della classe come comunità di apprendimento, facilitante il processo di scoperta sia personale sia di gruppo; secondo questa prospettiva, l’attenzione è posta non solo sul dialogo guidato dall’insegnante, ma soprattutto sulla “condivisione della conoscenza e dell’esperienza”26, data dal contributo dei diversi interlocutori attraverso un uso intelligente, competente e costruttivo della parola, come pratica di verità e, nello stesso tempo, come via d’unità;

- sostenere gli educandi nella testimonianza della propria identità personale e comunitaria, ma nello stesso tempo superando ogni forma di etnocentrismo, sviluppando il dialogo, la comprensione di lingue e identità altre in un’ottica di cittadinanza e di fraternità planetaria;

- favorire la riflessione sul senso del pensare e dell’agire, sapendo superare ogni forma di improvvisazione o di emotivismo; occorre, cioè, promuovere la capacità di documentare, di argomentare, di interpretare, non come mero esercizio di potere dell’uomo sull’uomo, ma come strumento di responsabilità reciproca27; in questa direzione, allora, il pensare e il parlare “per amore” può diventare un autentico atto di servizio28 alla persona e al bene comune.



In pratica, quest’ars longa dell’educazione della parola (nel senso che dura tutta la vita) consiste nel rendere i soggetti consapevoli della potenzialità ma anche del limite della propria rappresentazione-comprensione della realtà e degli altri.

L’educazione quindi è essenzialmente parola. Parola-generatrice di luce, sguardo affettivo, forza dell’intelligenza, slancio spirituale, in cui l’altro non solo è riconosciuto e rispettato, ma aiutato nell’attuazione del suo dover essere. Questo essenzialmente è il volto maieutico, educativo, umanizzante e creativo della parola.



Possiamo concludere con una provocazione?

La storia è piena di ottimi parlatori. Molti i seduttori, anche ai nostri giorni, maestri affabulatori di parole vuote e ingannatrici. Noi - ecco la discriminante - crediamo che quando alla parola si assegna il ruolo di mera espressione dell’ego, del narcisismo o del tornaconto personale, può sì inebriare e dare una certa auto gratificazione, ma è anche causa di molte banalizzazioni e divisioni.

Ė di fronte a questo vuoto – siamo convinti - che l’educazione deve saper andare controcorrente, facendo sentire alta la sua voce. Una parola umana, vera e solidale, che sa farsi dono, capace di dire ed essere amore29 anche di fronte al fallimento, all’insuccesso, allo scacco della non-risposta. Ė qui che la parola raggiunge, a volte, la sua massima espressione educativa e la sua efficacia. Non più mera parola, ma incessante voce dell’amore.

mercoledì 25 novembre 2009

lunedì 23 novembre 2009

...doniamo il nostro io ad ogni persona interamente e senza riserve....è la massima felicità possibile su questa terra. (Dostoevskij)

giovedì 19 novembre 2009

FESTA DI SANTA CECILIA

In diocesi si celebra la festa di Santa Cecilia, patrona della musica. Sabato 21 novembre, ricorrenza liturgica della festa, il «Gruppo corale» della parrocchia di Santa Maria a Colonica, diretto da don Romano Faldi, animerà la messa prefestiva alle 18 in cattedrale (la celebrazione sarà teletrasmessa da Tv Prato). Il giorno successivo, domenica 22, alle 17, nella chiesa dello Spirito Santo, il coro «Homo Quidam», diretto sempre da don Faldi, canterà la messa in gregoriano secondo le disposizioni del motu proprio «Summorum pontificum» di Benedetto XVI.



In queste due occasioni don Faldi, direttore dell’Istituto diocesano di musica sacra, presenterà un cd che ripercorre la storia dei due gruppi corali da lui fondati e diretti.

martedì 17 novembre 2009

LETTURECONSIGLIATE

Orgoglio di classe. Piccolo manuale di autostima per la scuola italiana e chi la frequenta


Oggero M .
Mondadori


“Il processo di apprendimento ha molto in comune con una seria pratica sportiva, che non può prescindere dalla fatica degli allenamenti. E come l’acquisizione di un’abilità fisica apporta non solo autostima ma anche veri momenti di felicità, così pure dall’apprendimento si possono trarre motivi di soddisfazione e autentici sprazzi di gioia. […] Contro l’opinione largamente condivisa che il sapere non conti, perché non regala soldi facili o visibilità mediatica, i prof devono recuperare l’orgoglio di ciò che sono, di ciò che amano, della professione che hanno scelto” (p. 48). L’autrice, ex insegnante e scrittrice, passa in rassegna i diversi ordini di scuola in Italia, dalla scuola dell’infanzia all’università, alla luce delle recenti introduzioni del Governo, e propone con buon senso e ironia di ritrovare l’orgoglio di insegnare. Nel libro si leggono riflessioni pedagogiche e organizzative, espresse con linguaggio semplice e concreto anche grazie ad esempi e aneddoti “di scuola”. Lettura piacevole e utile.

lunedì 16 novembre 2009

Il gruppo per le attività culturali della parrocchia di Santa Maria della Pietà organizza anche quest’anno il ciclo di conferenze dibattito sulle grandi figure del cristianesimo, dal medioevo a oggi. Lunedì 16 novembre, alle 18, conferenza su S. Leonardo da Porto Maurizio, relatore Giovanni Bensi.

venerdì 13 novembre 2009

Messaggio di saluto di Mark  Philpot, presidente dell'Unione mondiale insegnanti cattolici, al congresso regionale dell'AIMC della Sicilia.




“Per Educare a vivere” – vous avez dans ce theme le noyau de l’enseignement chretien. C’est l’esprit de chaque personne qui nous fait vivre, et qui nous donne notre raison – et c’est a cause de nous, les enseignants que chaque personne recoit l’education dans l’esprit.

Donc je vous felicite; vous, les enseignants de la Sicile. Vous etes membres de l’AIMC, et par votre adherence a l’UMEC, vous etes vraiment les enseignants au coeur du monde entier. Par votre President regional, Giovanni Perrone, vous etes tout pres de tous les autres enseignants catholiques repandus dans le monde. Je salue ici Giovanni, et j’offre mes remerciements de tout ce qu’il fait pour les enseignants catholiques et pour l’UMEC. Je salue aussi Mariangela Prioreschi, votre Presidente Nationale de l’AIMC.

Donc, vous, rassembles ici en Sicile les deux jours, le 14-15 novembre, je vous demande de reconnaitre que votre travail quotidien fait partie de l’education de tous les enfants partout dans le monde, qu’ils puissent vivre plus pleinement dans l’esprit de Dieu, et dans l’exemple de son fils Jesus Christ. Vous etes au coeur du monde –et chaque jour votre travail peut aider vos enfants a reconnaitre leur place dans le monde, en travaillant pour la paix, la reconciliation, l’entente de tous les peuples du monde.

Si nous vivons comme Jesus nous demande, nous pouvons transformer notre monde, et un jour, nous pourrons transformer le monde.

Vous n’etes pas seuls a reconnaitre les memes defis, les memes problemes, de la societe, ou souvent les parents demandent de plus en plus des enseignants – nous entendons ceci de tous les pays, et de tous les professeurs. Donc, il faut avoir le courage, le courage d’eduquer, et le courage d’eduquer pour que vos jeunes puissent vraiment vivre – et devenir entierement humain, comme Jesus etait entierement humain. Il faut le courage d’eduquer a vivre dans la paix, avec sensibilite, avec tolerance de tout autre personne.

De la part de tous les enseignants catholiques, partout dans le monde, et membres de l’UMEC, je vous souhaite un grand bonjour, et une grande reussite de votre Congres regionale sur ce theme qui est au coeur de tout ce que nous faisons, nous, les enseignants catholiques.

Bon Congres, et bon rencontre!

mercoledì 11 novembre 2009

Per educare a vivere

Condividiamo la scelta del tema da sottoporre alla riflessione del XIX Congresso Nazionale: “Per educare a vivere. L’AIMC scommette sul professionista di scuola”.



Abbiamo rilevato la centralità della persona all’interno del percorso di intenzionalità educativa che il compito di fornire un’istruzione adeguata ed una formazione culturale ed umana impone. Educazione ed istruzione sono intimamente e fortemente connesse e ne siamo oggi ancora più consapevoli in un contesto di emergenza educativa che trova società e famiglie non sempre in grado di offrire modelli educativi e comportamentali all’altezza delle esigenze formative delle nuove generazioni.


Ci siamo soffermati, come indicavano anche le tracce, sulle potenzialità evocative dei termini usati: il “per “ che richiama responsabilmente l’intenzionalità precisa e cosciente dell’insegnante; il verbo”educare” che racchiude in sé l’impegno sulla questione fondamentale di “formare l’uomo e il cittadino di domani” in un’ottica di completezza che la semplice istruzione può non comprendere pienamente e fino in fondo; infine il termine”vivere” che pone la finalità del nostro intervento in un contesto di finalizzazione molto esigente ed ambizioso, che richiama valori alti, che toccano il senso profondo, metafisico e anche religioso della vita il “perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Il nostro obiettivo è una formazione completa che renda il soggetto “persona” capace di interagire positivamente in un contesto ricco di relazioni, di esercitare il proprio pensiero critico, di assumere azioni responsabili e proiettate verso il bene comune.


Una volta definito il “cosa” dell’impegno del docente, si siamo soffermati sul “come”. Ed ecco il compito specifico dell’insegnante, su cui l’AIMC , non solo da oggi, scommette. Non è superfluo ricordare il valore di una professionalità che si pone sempre in ricerca, che assume un codice deontologico che lo impegna a ricercare, con gli altri docenti del team, una formazione in continuo aggiornamento, sempre protesa ad un’attività riflessiva da esercitare singolarmente e in gruppo.


Per questo assume una valenza formativa, anche per il docente, l’intera comunità scolastica con la partecipazione di tutti i soggetti che interagiscono nella scuola, a partire da un ruolo nuovo da ripensare anche per gli organi collegiali.


L’associazione, altro soggetto di riferimento per noi fondamentale nella vita di un maestro che sceglie i valori cristiani, può aiutare nella necessità di ricercare ed approfondire un vero senso etico del nostro impegno quotidiano. Allora la lettura del Vangelo può divenire occasione per orientare il nostro lavoro, la sensibilità e le scelte che mettiamo in atto.

documento elaborato in sede Congresso AIMC di Prato.

lunedì 9 novembre 2009

Pisa 8 Novembre 2009

Congresso regionale dell'AIMC

Alcuni momenti del congresso





La S. Messa è stata celebrata da S. Ecc. mons. Giovanni Paolo Benotto

venerdì 6 novembre 2009

LA PORNOGRAFIA MINACCIA LE NUOVE GENERAZIONI

La tutela dei minori dallo sfruttamento sessuale è oggi una priorità per molti enti pubblici e privati. Secondo un recente rapporto, tuttavia, le misure che vengono concretamente adottate a fronte dei rischi per i bambini derivanti dalla pornografia di adulti sono gravemente insufficienti.



“Che cosa significa parlare della protezione dei bimbi quando la pornografia e la violenza possono essere guardate in così tante case attraverso i mass media ampiamente disponibili oggi?”


Come proteggere i bambini dalla pornografia ed assicurare loro una sana educazione, anche sessuale, secondo valori morali autentici, fondati sulla dignità della persona umana?






Leggi:


Pornografia e bambini


Morality in media


La amenaza a los niños de la pornografía



mercoledì 4 novembre 2009

Da "Avvenire"

PROVA DI ACCECATA SENTENZIOSITÀ



FRANCESCO D’AGOSTINO

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che condanna l’Italia per l’e­sposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, non si basa di certo su argomentazioni nuove o approfondite, ma si limita a ribadire il prin­cipio laicista, che vede in qualunque simbolo religioso cui venga dato rilievo in un’istituzio­ne pubblica un attentato alla libertà religiosa e per quel che concerne le scuole alla libertà di educazione. La sentenza richiama somma­riamente, ma con una certa precisione, le ar­gomentazioni in base alle quali la magistratu­ra italiana, dopo qualche tentennamento, era giunta a concludere che nella tradizione del nostro Paese il crocifisso non è un simbolo e­sclusivamente religioso, ma culturale e civile: in esso si condensa gran parte della storia ita­liana, in esso si riassume una sensibilità diffu­sa e presente non solo nei credenti, ma anche nei non credenti. In quanto icona dell’amore, della donazione gratuita di sé e della violenza estrema cui può soccombere l’innocente, quando le forze del male lo aggrediscono, il crocifisso è un simbolo universale, non con­fessionale. Gli spiriti veramente grandi l’han­no sempre compreso: se non tutti credono in Gesù come Cristo, nell’umanità sofferente del­l’uomo Gesù, appeso alla croce e che accetta il supplizio, dobbiamo se non credere, alme­no avere tutti un profondo rispetto, se non vo­gliamo ridurre la convivenza tra gli uomini a un mero gioco di forze anonime e crudeli.

Tutto questo, evidentemente, non è stato per­cepito dalla signora Soile Lautsi, la madre che pur di fare eliminare il crocifisso dalle aule, ha iniziato (nel 2002) una lunga, complessa (e, presumo, anche costosa) procedura giudizia­ria, né è stato percepito dai giudici che alla fi­ne hanno accolto le sue ragioni. La vicenda giudiziaria potrà riservarci ancora sorprese. Quello che non ci sorprende più, purtroppo, è l’accecamento ideologico che sorregge questa vicenda, la completa indifferenza per le ragio­ni della storia e della cultura, l’illusoria prete­sa che la mera presenza di un crocifisso possa fare violenza alla sensibilità degli scolari e giun­ga ad impedire ai genitori di esercitare nei lo­ro confronti quella specifica missione educa­tiva, che è loro dovere e loro diritto. E non ci sorprende più, purtroppo, il fatto che i giudi­ci della Corte europea non percepiscano di a­gire con queste loro sentenze contro l’Europa, contro il suo spirito, contro le sue radici, ren­dendo così l’Europa stessa sempre meno 'a­mabile' da parte di molti che, pure, ritengono l’europeismo un valore particolarmente alto. Ancora: è sfuggito alla ricorrente e – cosa an­cor più grave – è sfuggito ai giudici che hanno redatto la sentenza che la laicità non si garan­tisce moltiplicando gli interdetti o margina­lizzando le esigenze di visibilità della religio­ni, ma impegnandosi per garantire la loro com­patibilità nelle complesse società multietni­che tipiche del tempo in cui viviamo. La laicità non prospera nella freddezza delle istituzioni, nella neutralizzazione degli spazi pubblici, nel­l’abolizione di ogni riferimento, diretto o in­diretto, a Dio. Quando è così che la laicità vie­ne pensata, propagandata e promossa si ot­tiene come effetto non una promozione di quello specifico bene umano che è la convi­venza, ma una sua atrofizzazione. La sensibi­lità religiosa, ci ha spiegato Habermas ( un grande spirito laico) non è un residuo di epo­che arcaiche, che la sensibilità moderna sa­rebbe chiamata a superare e a dissolvere, ma appartiene piuttosto e pienamente alla mo­dernità, come una delle sue forze costitutive: tra sensibilità religiosa e sensibilità laica non deve mai istaurarsi una conflittualità, ma una dinamica di 'apprendimento complementa­re', alla quale non può che ripugnare ogni lo­gica di esclusione. Quanto tempo ancora ci vorrà perché simili verità vengano finalmente percepite dai tanti ottusi laicisti, che pensano ancora che sia dovere fondamentale degli e­ducatori quello di indurre le giovani genera­zioni a vivere «come se Dio non ci fosse»?

martedì 3 novembre 2009

Iscrizioni a.s. 2010/2011




Scadono il 27 febbraio 2010 i termini per la presentazione delle domande di iscrizione per l’anno scolastico 2010/2011. Tutte le indicazioni nella circolare emanata il 26 ottobre scorso

domenica 1 novembre 2009

Tutti i Santi









La Chiesa é indefettibilmente santa: Cristo l'ha amata come sua sposa e ha dato se stessa per lei, al fine di santificarla; perciò tutti nella Chiesa sono chiamati alla santità. La Chiesa predica il mistero pasquale nei santi che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati, propone ai fedeli i loro esempi che attraggono tutti al Padre per mezzo Cristo e implora per i loro meriti i benefici di Dio. Oggi in un'unica festa si celebrano, insieme ai santi canonizzati, tutti i giusti di ogni lingua, di ogni razza e di ogni nazione, i cui nomi sono scritti nel libro della vita. Si iniziò a celebrare la festa di tutti i santi anche a Roma, fin dal sec. IX.

venerdì 30 ottobre 2009