Giovanni Bensi
UN VESCOVO NELLO STATO UNITARIO FRA XIX E XX SECOLO
Mons Marcello Mazzanti vescovo di Pistoia e Prato dal 1885 al 1908
Edizioni Cantagalli
Siena 2010
di Giovanni Bensi
Nel clima celebrativo del 150° dell’unità politica d’Italia, si inserisce la mia opera, che facendo perno su Mons. Marcello Mazzanti, mostra quel mondo operoso cattolico, che nel territorio pratese e pistoiese, non disgiunto dalle vicende politiche e sociali nazionali del nuovo regno, contrastando le posizioni e le azioni anticlericali, seguendo gli insegnamenti del magistero ecclesiastico, si spendeva in favore della cultura, dell’assistenza, dell’educazione. L’arco storico considerato, che ha al centro i 23 anni di episcopato pistoiese e pratese di Mons. Mazzanti (1885-1908), ci mostra uno spaccato particolare del mondo cattolico in un particolare ambiente. I cattolici del periodo, divisi in varie anime, non immemori del contributo cattolico dato all’idea di unità d’Italia assai prima del 1848, cercavano (i neoguelfi, i cattolici liberali, i cattolici democratici) di interpretare, nelle varie fasi risorgimentali, le direttive della Chiesa: quelle morali e religiose, quelle caritative ed educative, quelle culturali e politiche. Il fiorire di studi e di istituzioni culturali e assistenziali in una piccola terra da parte del clero e del laicato cattolico, intorno al vescovo, mostra una comunità consapevole della sua storia, della sua cultura, attenta ai bisogni del popolo; e contribuisce in modo profondo per via morale, culturale, solidale, nella nuova realtà statale, al consolidamento dell’unità politica d’Italia. Sì, perché la tradizione culturale, civile e religiosa che ha formato la nostra identità, pur nella divisione politica, costituiva una unità morale assai prima del 1861. E tutta l’azione cattolica ricca di opere e iniziative per la promozione umana e cristiana, dava al tempo stesso il senso di appartenenza alla nazione e formava una coscienza civile solidale. Un’unità, che politicamente, qui nella penisola, arriverà dopo quell’unità morale, culturale, letteraria, già presente, che costituisce il fondamento di una nazione. Basta pensare a Dante e al Petrarca e alla lingua, all’arte del Rinascimento, all’unità religiosa per la presenza della Chiesa cattolica, ecc. Su queste motivazioni storiche, su questi sentimenti suffragati da documenti, si pone il mio libro: Un vescovo nello stato unitario fra XIX e XX secolo. Mons. Marcello Mazzanti vescovo di Pistoia e Prato dal 1885 al 1908 (Edizioni Cantagalli, Siena 2010, n. 6 della collana Studi e Memorie dell’Associazione Culturale “Cesare Guasti” di Prato).
Siamo nel pontificato di Leone XIII e della prima parte del pontificato di Pio X. Il potere temporale che era stato per dieci secoli il presidio della indipendenza dei papi nell’esercizio della potestà spirituale, veniva ora a cozzare contro la volontà e le esigenze dell’unità d’Italia, così come si era voluta realizzare, recando offesa alla giustizia e alla dignità della Sede Apostolica meno per violenta opera di popolo che per cospirazione di sette, secondo il pensiero di Leone XIII.
Mons. Mazzanti va visto in questo contesto storico.
E intorno a lui le due diocesi: clero e popolo. Ciò appare bene dalle lettere di sacerdoti e laici scritte a lui, riportate nel libro. Queste lettere (sono state scelte quelle provenienti dal territorio pratese) sono occasione propizia per conoscere meglio sacerdoti sociali, come il pievano di Iolo Didaco Bessi e il can. Silvio Ceccatelli; sacerdoti colti, come i canonici Giovacchino Pelagatti, Oreste Morganti e Onorato Bambini (che fu maestro di Gabriele D’Annunzio); il futuro vescovo di Livorno, Leopoldo Franchi pratese, che tenne il primo congresso mariano; generose donne che operarano per l’assistenza e l’educazione specialmente delle fanciulle, come Rosa Timossi, Adele Falcini, Marianna Rocchi, Rosa Giorgi, Marianna Nistri.
Mons. Marcello Mazzanti (1831-1908) nacque alle Spianate nel comune di Altopascio (Lucca). Sacerdote della diocesi di Pescia, frequentò le Universotà di Pisa e di Siena, dove ottenne la laurea dottorale con amplissima lode in diritto canonico e teologia. Completò gli studi a Roma nelle sacre scritture e nelle lingue orientali. Fu rettore del seminario della diocesi di Modigliana, appena costituita nel 1850, e successivamente ne fu vicario generale.
Fu chiamato dal governo granducale a ricoprire la cattedra di sacra scrittura nell’ateneo pisano e la tenne fino alla soppressione operata dal governo del nuovo stato unitario.
Nel 1876 fu eletto vescovo di Colle di Valdelsa e nel 1885 fu traslato alle due diocesi unite di Pistoia e Prato. Vescovo di grande pietà, studioso, amato dal clero e dal popolo, riformò i seminari e ne rinnovò gli studi dando rilievo alla sacra scrittura e a S. Tommaso, seguendo le indicazioni di Leone XIII e istituendo apposite accademie, alle quali partecipava Giuseppe Toniolo, di cui si pubblica nel libro una lettera che plaude all’iniziativa di riunire il sinodo diocesano, per affermare il vero sentire della Chiesa.
Infatti il vescovo Mazzanti riunì nel 1892, per un sano governo delle diocesi, un sinodo, che ebbe anche la particolarità di condannare di nuovo il sinodo di Pistoia celebrato da Scipione de’ Ricci nel 1786, già condannato da Pio VI nel 1794 per le sue formulazioni ispirate al giansenismo e al giurisdizionalismo del principe.
Fu sostenitore della prima democrazia cristiana e delle numerose istituzioni sociali e culturali del mondo cattolico unite nell’Opera dei Congressi e Comitati Cattolici, ampiamente presenti nelle due diocesi, per l’iniziativa e l’impegno di un clero colto e di un laicato motivato. Inoltre fiorirono nelle sue diocesi istituzioni benefiche di assistenza ed educazione, fra le quali, nel territorio pratese, l’Istituo delle suore domenicane della Madonna del Rosario di Iolo e il Piccolo Educatorio di S. Anna in Prato. Egli stesso elargiva ai parroci e alle istituzioni sovvenzioni personali per venire incontro alla miseria di molte famiglie.
Durante il suo episcopato si tennero: il primo convegno dei democratici cristiani della Toscana a Prato nel 1900 e la prima settimana sociale dei cattolici a Pistoia nel 1907.
Fu sacerdote di profonda pietà mariana, come dimostra il suo Saltero in lode della Vergine, dove appare la sua cultura biblica e liturgica. Celebrò nel 1895 il V centenario della traslazione del S. Cingolo Mariano, ma subì nel 1901 il dolore del rifiuto dell’Amministrazione Comunale di Prato di intervenire alle ostensioni del S. Cingolo come era avvenuto per secoli. Con la riconsegna alla Chiesa delle proprie chiavi con le quali si apre il sacello, dove si conserva la reliquia, la civica amministrazione intendeva affermare la più netta separazione tra la Chiesa e lo Stato, tra la scienza illuminante e la religiosa superstizione.
Scrisse 55 lettere pastorali tutte pubblicate a stampa.
Tra le sue opere sono note ed apprezzate:
- Saltero Mariano pel Sacerdote Dott. Prof. Marcello Mazzanti già Rettore del Seminario-Collegio Vescovile di Modigliana, Prato, Tip. Giachetti, Figlio e C., 1872.
- Esegesi dei Vangeli delle Domeniche e Feste dell’Anno seguita da Omelie sui medesimi Vangeli, Pistoia, Fratelli Bracali, - Firenze Libreria Editrice Fiorentina – Roma Libreria Pontificia di Federigo Pustet, 1908-1910, 3 volumi.